Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/480

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LOSOFÌA I 473 rentemente sembrerebbe estranea (mi pare che il Croce abbia parec¬ chie volte sparsamente fatta questa osservazione critica). Un uomo politico scrive di filosofia: può darsi che la sua «vera» filosofia sia in¬ vece da ricercarsi negli scritti di politica. In ogni personalità c’è un’at¬ tività dominante e predominante: è in questa che occorre ricercare il suo pensiero, implicito il più delle volte e talvolta in contraddizione con quello espresso ex professo. È vero che in questo criterio di giu¬ dizio storico sono impliciti molti pericoli di dilettantismo e che nel¬ l’applicazione occorre andar molto cauti, ma ciò non toglie che il cri¬ terio sia fecondo di verità. Avviene realmente che il « filosofo » occasionale più difficilmente sappia astrarre dalle correnti | dominanti del suo tempo, dalle inter¬ pretazioni divenute dogmatiche di una certa concezione del mon¬ do ecc.; mentre invece come scienziato della politica si sente libero da questi idola del tempo, affronta più immediatamente la stessa con¬ cezione del mondo, vi penetra nell’intimo e la sviluppa originalmente. A questo proposito è ancora utile e fecondo il pensiero espresso dalla Rosa sulla impossibilità di affrontare certe quistioni del materialismo storico in quanto esse non sono ancora divenute attuali per il corso della storia generale o di un dato raggruppamento sociale2. Alla fase corporativa, alla fase di egemonia nella società civile (o di lotta per l’egemonia), alla fase statale corrispondono attività intellettuali de¬ terminate, che non si possono arbitrariamente improvvisare. Nella fa¬ se della lotta per l’egemonia si sviluppa la scienza della politica, nella fase statale tutte le superstrutture deVono svilupparsi, pena il dissol¬ vimento dello Stato. Cfr Quaderno 11 (xvin), pp. 70 * 70 bis. § {47 ). La oggettività del reale e Engels. In un certo punto (cre¬ do déi’Antidühring) Engels afferma, su per giù, che l’oggettività del mondo fisico è dimostrata dalle ricerche successive degli scienziati (cfr il testo esatto) Questa asserzione di Engels dovrebbe, secondo me, essere analizzata e precisata. Si intende per scienza l’attività teo¬ rica o l’attività pratico-sperimentale degli scienziati? Io penso che de¬ ve essere intesa in questo secondo senso e che Engels voglia affermare il caso tipico in cui si stabilisce il processo unitario del reale, cioè at¬ traverso l’attività pratica, che è la mediazione dialettica tra l’uomo e la natura, cioè la cellula « storica » elementare. Engels si riferisce alla rivoluzione che ha apportato nel mondo scientifico in generale, e an¬ che nell’attività pratica, l’affermarsi del metodo sperimentale, che se¬ para veramente due mondi della storia e inizia la dissoluzione della teologia e della metafisica e la nascita del pensiero moderno, la cui ul¬ tima e perfezionata espressione filosofica è il materialismo storico. L’« esperienza » scientifica è la prima cellula del nuovo processo di la¬ voro, della nuova forma d’unione attiva tra l’uomo e la natura: Io scienziato-sperimentatore è un «operaio», un produttore industriale e agricolo, non è puro pensiero: è anch’egli, anzi egli è il primo es