Pagina:Gramsci - Quaderni del carcere, Einaudi, I.djvu/517

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510 QUADERNO 4 (xilï) che è determinata da questa funzione. Questo strato è abituato a co¬ mandare direttamente nuclei di uomini sia pure esigui, e a comandare «politicamente», non «economicamente»: esso non ha funzioni eco- 37 nomiche nel senso I moderno della parola; ha un reddito perché ha una «bruta» proprietà del suolo e impedisce al contadino di miglio¬ rare la propria esistenza: vive sulla miseria cronica e sul lavoro pro¬ lungato del contadino. Ogni minimo accenno di organizzazione del lavoro contadino (organizzazione autonoma) mette in pericolo il suo tenore di vita e la sua posizione sociale. Quindi energia massima nella resistenza e nel contrattacco. Questo strato trova nella sua «inomo¬ geneità» sociale e nella sua dispersione territoriale i suoi limiti: que¬ sti elementi spiegano altri fenomeni che gli sono proprii: la volubi¬ lità, la molteplicità dei sistemi seguiti, la stranezza delle ideologie ac¬ cettate ecc. La volontà è decisa verso un fine, ma tarda e ha bisogno di un lungo processo per centralizzarsi organizzativamente e politica¬ mente. Il processo si accelera quando la «volontà» specifica di que¬ sto strato coincide con una volontà generica o specifica della classe alta: non solo il processo si accelera, ma appare allora la «forza mi¬ litare » di questo strato, che talvolta detta legge alla classe alta, per ciò che riguarda la soluzione specifica, ossia la «forma» della solu¬ zione. Qui funzionano le leggi altrove osservate dei rapporti città- campagna1: la forza della città automaticamente diventa forza della campagna, ma in campagna i conflitti assumono subito forma acuta e personale, per l'assenza di margini economici e per la maggiore «nor¬ male» compressione esercitata dall’alto in basso, quindi le reazioni in campagna devono essere più rapide e decise. Questo strato capisce e vede che l’origine dei suoi guai è nelle città, nella forza delle città e perciò capisce di «dover» dettare la soluzione alle classi alte urbane, perché il focolaio sia spento, anche se ciò alle classi alte urbane non converrebbe immediatamente o perché troppo dispendioso o perché pericoloso a lungo andare (queste classi sono più raffinate e vedono cicli ampli di avvenimenti, non solo l’interesse «fisico» immediato). In questo senso deve intendersi la funzione direttiva di questo strato, e non in senso assoluto: tuttavia non è piccola cosa. Dunque in una serie di paesi influenza dell’elemento militare nel- bis la politica non | ha solo significato influenza e peso dell’elemento tec¬ nico militare, ma influenza e peso dello strato sociale da cui l’elemen¬ to tecnico militare (ufficiali subalterni specialmente) trae specialmen¬ te origine. Questo criterio mi pare serva bene ad analizzare l’aspetto più riposto di quella determinata forma politica che si suole chiamare cesarismo o bonapartismo e a distinguerla da altre forme in cui l’ele¬ mento tecnico militare predomina, forse in forme ancora più appari¬ scenti ed esclusive. La Spagna e la Grecia offrono due esempi tipici, con tratti simili e dissimili. Nella Spagna occorre tener conto di alcuni particolari: gran¬ dezza del territorio e scarsa densità della popolazione contadina. Tra il nobile latifondista e il contadino non esiste una vasta borghesia ru¬ rale: scarsa importanza dell’ufficialità subalterna come forza a sé. I governi militari sono governi di grandi generali. Passività delle mas- 1930-1932: (