Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/323

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Età e Clima 299 in proporzione, ed il suo freddo sarebbe molto più intenso. James Geikie ci fa osservare che la maggior pros¬ simità di un emisfero al Sole durante l’estate non gioverebbe per liberarlo dagli effetti del suo inverno a lungo diacciato, sebbene in un periodo di grande ec¬ centricità il calore diretto ricevuto dal Sole potesse essere molto maggiore. Sebbene i raggi del Sole nella Groenlandia settentrionale facciano liquefare il catrame nelle connessine dei bastimenti, le estati vi sono estre¬ mamente fredde. In ragione di questo si è che non vi è radiazione di calore dal suolo coperto di ghiaccio, il quale assorbe il calore che riceve. Così in uno dei periodi glaciali di Croll le estati sarebbero fredde, e sebbene vi potesse essere un aumento di evaporazione, il risultato di questa sarebbe la produzione di nebbie, che servirebbero soltanto ad arrestare maggiormente i raggi solari. Persino la pioggia estiva sarebbe senza effetto per toglier via la neve ed il ghiaccio del lungo inverno. Noi possiamo difatti riepilogare l’ipotesi di Croll col dire che secondo i di lui argomenti, i periodi glaciali furono il risultato di qualche migliaia d’anni di lunghi inverni e di estati brevi nell’uno o nell’altro emisfero. 11 lungo inverno era prodotto nell'uno 0 nel¬ l’altro degli emisferi, quando l’inverno di quell’emisfero avveniva mentre la Terra era nella direzione la più lontana dal Sole della sua orbita eccentrica, ed andava viaggiando su quella porzione del suo percorso con siffatta velocità che l’inverno di quell’emisfero ne ri¬ sultava più lungo di circa un mese di quello medio. Nell’altro emisfero, sotto le stesse condizioni, l’estate era all’incirca un mese più lungo, l’inverno più mite e più corto, ed il clima ne risultava all’incirca favo¬ revole come quello d’una primavera d’Inghilterra. Sarà evidente, dopo queste considerazioni, che una epoca glaciale non potrebbe essere esistita in entrambi