Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/324

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


3oo Lo sviluppo di un pianeta gli emisferi nel medesimo tempo. Mentre uno sotto¬ stava ad un periodo glaciale, l’altro avrebbe avuto un periodo interglaciale. La natura artificiale di questa ipotesi si dimostra evidente dalla precedente esposi¬ zione di essa. Troppo poco si conosce delle epoche glaciali variabili per porci in grado di stabilire questa presunzione, la quale, se provata essere fallace, to¬ glierebbe ogni valore alla teoria ; e qualche dubbio su di essa è gettato dal fatto incontrastato che gli epi¬ centri di parecchie aree di congelazione non furono polari. In alcuni casi il congelamento nell’emisfero settentrionale si estese sino al Polo Nord. Così vi fu un epicentro di congelazione nella Norvegia ed un altro in Scozia; vi furono parecchie aree consimili coi loro centri nel Labrador (540 Lat. N.); nella Baia di Hudson (62° lat. N.) e partendo dalle Cordigliere sulla costa del Pacifico ad'” un punto situato a circa 58° lat. N. Sullo stesso Equatore il Kilimangiaro ed il Ruwenzori furono una volta molto più diacciati di quanto ora lo sono. Non è facile di scorgere in qual modo si possa adattare una teoria di freddo prodotto da eccentricità orbitale, alle montagne che stanno a metà strada tra i due emisferi. Agghiacciamento su Marte. Il Prof. Lowell di Flagstaff, ha attaccato l’ipotesi di Croll da un altro punto di vista. Accade, egli ci fa osservare (1), che le condizioni astronomiche che influirono sulla terra parecchie migliaia d’anni fa siano in corso di azione presentemente su Marte. L’orbita di Marte è tale che la sua attuale eccentricità è mag¬ giore di quanta ne abbia giammai avuta la Terra; e la metà dell’inverno del suo emisfero australe avviene (1) « Lectures before Massachusetts Institutes of Technology » Ristampato nell’opera: <s Evolution of Worlds » (Macmillan), 1910.