Pagina:Grew - Lo sviluppo di un pianeta, 1914.djvu/84

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64 Lo sviluppo di un pianeta quindi delle aree considerevoli lasciando grandi spazi vuoti tra la crosta più esterna e la materia calda delPinterno della Luna. Se i tramezzi di separazione tra alcune di coteste cavità si ritirassero, delle larghe aree della crosta esterna potrebbero essere precipitate sulla massa sottostante parzialmente liquida. Questi grandi frammenti di crosta o lastroni affon¬ derebbero e si liqueferebbero, ed una nuova superficie lunare sarebbe formata al posto loro. Non è di grande importanza sia che questo deposito fosse graduale, o sia che fosse cataclismico. Un argomento in favore di questa opinione circa l’origine dei maria, si è che il livello loro è più basso, per la parte maggiore di essi, di quello delle regioni circostanti ad essi. La teoria non spiega, tuttavia, il colore dei maria, che è più scuro di quello di ogni altra superficie della Luna. Inoltre essa non spiega la distribuzione dei maria; e laddove noi ci aspetteremmo di poter tracciare alcuni gradi di evoluzione tra i maggiori crateri e le forma¬ zioni di lava che, secondo la teoria, sono la conse¬ guenza del loro erompere, noi troviamo al contrario che in pressoché ciascuna caratteristica essi sono net¬ tamente discernibili tra di loro. Al tempo stesso alcune obbiezioni hanno da essere prese in considerazione circa la teoria meteoritica delle origini dei maria. Di queste la prima è derivata dal fatto che dei corpi capaci di produrre tali effetti non sono caduti sulla Terra nel tempo che è trascorso dacché gli strati geologici furono depositati. Infatti, la storia geologica non ci dà motivo di supporre che tali corpi sieno mai caduti sul nostro pianeta. Contro di ciò noi possiamo opporre la considerazione che la faccia della Luna probabilmente era congelata molto tempo prima che avessero principio i ricordi geologici sulla Terra. Devesi pure considerare il fatto che persino in