Pagina:Grotta di Frasassi, Ascanio Ginevri Blasi, 1875.pdf/10

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stire costantemente corazza e maglia, e crebbe agile e robusto. — Fissato il giorno del combattimento, il popolo trepidava per la sorte del prode garzoncello. Combatterono tutto il giorno; il giovinetto evitando maestrevolmente i furiosi colpi dell’avversario potente, potè ferirlo nel petto ed in una spalla. La notte pose fine al certame. Nel dì seguente si tornò all’assalto, e nel mezzodì Ulrico cadeva esanime al suolo. Questa vittoria fu stimata dai Tedeschi caso, non già arte e valore, ed Ermando capitano imperiale si offrì di provarlo in isteccato ad onore del nome germanico. Fu stabilita Siena per luogo del combattimento in cui il giovanetto riportò una sola ferita mentre con ammirabile prontezza recise il capo ad Ermando. In seguito capitanò in Asia valorose schiere e là pure fece prodigi di bravura. Rimpatriando e precisamente nel porto d’Ancona, miseramente annegò. A suo onore lo Scevolini scrisse un epitaffio in versi onde perpetuare del prode ed infelice giovanetto le chiarissime gesta.

Questo eroe era Guido dell’illustre e nobile casa dei Conti della Genga, Castello sul Sentino presso la via provinciale tra Fabriano e Sassoferrato. Narrasi che questa distinta famiglia avesse origine ai tempi di Pirro da Manlio Lucio Conte Sentinate. Nel 1300 ebbe Ercole, che rese in Italia chiaro ed illustre il suo nome come valoroso capitano; Leonora, gentile poetessa; Contuccio, di cui celebrò le lodi Niccolò Piccinino, e finalmente Annibale che venne elevato alla dignità di Pontefice Romano col nome di Leone XII.

La montagna di Frasassi che, secondo l’insigne geografo Strabone, offre in Italia uno spettacolo, il più bello che possa presentare la natura, è nel feudo dell’illustre famiglia Della Genga, alla distanza di kilometri nove da Fabriano ed altrettanti da Sassoferrato, in quel punto dove il fiume Sentino s’apre un varco per unirsi all’Esino.