Pagina:Guerrazzi - L'asino, 1858, I.djvu/217

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Eterno non proibiva il pomo, gli è quasi sicuro, che in vece di coglierlo acerbo, lo avrebbe lasciato cascare a infracidire per terra, ed ei sarebbe rimasto nel paradiso terrestre. Inoltre una sua naturale pendenza lo porta al tumido fratello germano dello assurdo ma non importa; purchè appaia specioso ha in tasca il ridicolo. Di questo io raccolsi sicurissimi indizii. Gaetano Savi, cima di uomo nella scienza botanica, quante volte domandava ragguaglio ai suoi scolari, vaghi di studio come il Cane delle mazze, del nenufar o d’altra cotale pianta di nome barbaresco; invece di sentirsi rispondere: — non ne so nulla — con molta maraviglia udiva darle origine chinese per lo meno indiana e virtù mirifiche da disgradarne quanto di più superlativo ci tramandarono Plinio, Teofrasto e Solino intorno alle qualità delle erbe; ed ei lasciava dire, poi sorridendo sottile con piglio motteggevole gli umiliava: — eh! no signore, ella ha camminato troppo; se va fuori di Porta nuova lungo il fosso dello stradone, che mena alle cascine, la ne trova quanta ne vuole. — Così Napoleone Bonaparte, commesso al David dipintore il quadro del passo dell’Alpe di San Bernardo, essendo ricercato del come lo avesse a ritrarre rispose: — dipingimi imperturbato sopra un cavallo irrequieto. — E il pittore legò l’Asino dove volle il padrone. Se io sapeva trattare i pennelli e a me avesse allogato la pittura: — Sire, gli avrei detto, quel-