Pagina:Guerrini - Brani di vita.djvu/467

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Matti e mattoidi 457

secondo gli stessi psichiatri, sono un altro carattere della pazzia) non conducono a deduzioni esatte e incontrovertibili. Io ho la testa assimetrica come il conte Faella, ma, per quanto i preti non siano la più viva delle mie simpatie, protesto che non ne ho ammazzato nessuno e non sento nessun istinto che mi spinga ad ammazzarne.

Preferirei la cremazione all’inumazione, ma non credo che questa sia prova di debolezza cerebrale. È vero che ho fatto dei versi e i versi sono un grave sintomo di pazzia, ma non ne faccio da tanto tempo che posso esser considerato come guarito. Domando dunque, nell’interesse anche di tutti i miei colleghi nelle aspirazioni crematorie e nelle abitudini di scarabocchiar la carta, che la scienza ci pensi un poco prima di dichiararci matti con tanta facilità e che non precipiti troppo le sue deduzioni poichè il numero dei fatti dietro ai quali pretende di stabilir le sue leggi è troppo piccolo e poco sicuro. Domando che i fatti storici biografici siano prima bollati veri da una critica saggia e non accettati senza discussione da tutti gli Ana e le raccolte di aneddoti che vengono fuori. Non nego che l’antropologia criminale e la psichiatria abbiano fatto importantissime scoperte, ma domando che si ammetta come i sacerdoti di queste due venerabili scienze hanno spesso e volontieri errato o esagerato. Non si domanda ai sacerdoti della scienza se non la rinuncia alla prerogativa dell’infallibilità che si arrogano i sacerdoti cattolici. E non si dimanda molto, mi pare.

Che il Coccapieller sia un mattoide e forse peggio,