Pagina:Guerrini - Brani di vita.djvu/469

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Matti e mattoidi 459

pio riuscito bene. La fiducia in un avvento dello Spirito Santo era allora in moltissimi, e da Giovacchino abate calabrese in giù, popolazioni intere aspettarono il nuovo Vangelo. L’esagerazione della potenza del nome di Roma era allora in tutti e la stessa istoria del Rienzi ci mostra che non era del tutto infondata. Molti statuti municipali di quel secolo e anche più avanti, proibiscono alle vedove di piangere i mariti morti. Insomma non c’è un atto del famoso tribuno che, giudicato alla stregua del suo tempo, si mostri anormale o stravagante. Non dico che il Rienzi non potesse esser tocco anch’egli nel nomine patris, ma mi pare che i documenti per affermarlo non siano sufficienti. Le allegorie, i giuochi di cifre allora erano comunissimi e non potevano essere segno di pazzia. Cesare vestiva la toga. Nel Bosisio il vestir la toga è segno di pazzia. Vogliamo noi giudicare il passato coi criteri applicabili al solo presente e dire che Cesare era matto perchè vestiva la toga?

Lasciamo andare. Io rispetto più che tutti l’ingegno e le convinzioni dell’illustre alienista, ma protesto che molte delle affermazioni sue non mi persuadono. Sarà ch’io son profano alla psichiatria; sarà, se vogliono, che sono un mattoide anch’io; sarà che la scienza mi trova diffidente e qualche volta scettico dal momento che si è eretta in chiesa; sarà quel che volete, ma il fatto è che troppo spesso, e non solo a me, vien sulle labbra il vecchio adagio: medice, cura te ipsum.