Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/175

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Soltanto una signora vestita di nero in un grave lutto vedovile, s’appoggiava al parapetto proprio sotto il ponte di comando e col velo rialzato sul suo fine volto di donna trentacinquenne osservava intorno a sè quelle linee e quei colori già tanto famigliari al suo sguardo, con la dolcezza affettuosa di chi ritrova ancora immutati e fedeli gli amici dimenticati.

Portava un piccolo cappello chiuso ai lati da due alette di crespo nero listato di bianco, simile al casco di una deità guerriera ed aveva di certe statue classiche il profilo puro, i capelli biondi spartiti in due onde uguali, il collo agile e saldo emergente da una piccola scollatura rotonda. Ma la persona alta e smilza aveva la nervosa struttura moderna e le mani calzate di guanti neri che correvano tratto tratto a fermare il velo agitato dalla brezza, s’indovinavano lunghe e fini, piene d’impazienza e sensibilità.

Appena lasciato l’ultimo approdo qualche nuovo passeggiero apparve e la signora in lutto, gettato sui sopraggiunti un rapido sguardo, corrugò la fronte in una vivace espressione di disappunto e traendosi il velo sul volto volse il capo dal lato opposto. Ella aveva scorto e subito riconosciuto Romeo Valturba, il giovine che si era tre anni innanzi inimicato con lei e con tutta la sua parentela abbandonando quasi alla vigilia delle