Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/329

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mezzi così coniugali, mentre mi pareva di possedere armi migliori per vincere in quella lotta un po’ infida.

E combattemmo dinanzi a te giorno per giorno con le nostre armi molto diverse cercando di sopraffarci l’un l’altro, cercando di carpirci un tuo sguardo, un tuo sorriso, una tua approvazione. Riccardo non sapeva di lottare con un avversario cosciente e vigilante, ma aveva per sè la forza istintiva della sua giovinezza e l’ardore del suo desiderio. Io avevo diciott’anni più di lui, le tempia già grigie, il volto già stanco, ma lo spirito pronto e deciso a riaverti, per amore, contro di lui e contro tutti.

Ma ad un certo punto la mia fiducia incominciò a vacillare: tu non ridevi più delle sciocchezze di Riccardo, vi rispondevi seria o le discutevi con gravità. Il sintomo mi parve gravissimo: la cecità della tenerezza già ti avvicinava a lui, già ti nascondeva la sua mediocrità, già lo difendeva contro i miei scherzi pungenti.

Fu in quel tempo che io ricevetti dal nostro agente di campagna l’avviso urgente d’una frana verificatasi nel giardino della vecchia villa, con pericolo di caduta per uno dei muri. Decisi di partire nella giornata stessa e te lo annunziai dopo colazione, osservandoti alla sfuggita ma intensamente: m’avvidi che battesti le ciglia alcune volte con una