Pagina:Guglielminetti - Anime allo specchio, Milano, Treves, 1919.djvu/48

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38 l’opinione degli altri

della sua camera. Forse ignorava che suo marito non sarebbe rientrato poichè udendo i passi nel salotto attiguo alzò il capo e domandò:

— Sei tu, Ferdinando?

— No, sono io: Gustavo, — egli disse apparendo sulla porta, ed Isa balzò in piedi e gli corse incontro con un sorriso così raggiante che parve illuminarla tutta.

— Finalmente! — esclamò stringendogli le mani. — Si stava tanto male senza di voi! Ferdinando aveva i nervi, io la malinconia e tutti e due eravamo insopportabili. Ora non vi lascio più fuggire. Mai più.

Ma Gustavo non parlava. Seduto accanto a lei sul piccolo divano, sorrideva un po’ pallido e non abbandonava le sue mani. Le sollevò d’un tratto fino alle labbra e le baciò con gli occhi socchiusi e nel volto una espressione d’angoscioso rapimento.

— Gustavo, Gustavo che fai? — ella mormorò con affanno, ritornando senza avvedersene al dolce tu della loro infanzia. Egli volle darvi un senso più profondo e le circondò le spalle col braccio avvicinandola a sè, guardandola in fondo agli occhi.

Ella non gli sfuggì; lo fissò con una sorpresa piena d’inquietudine ma senza sdegno, arrossendo a poco a poco come se una fiamma le salisse lentamente dal cuore.