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Pagina:Guicciardini, Francesco – Dialogo e discorsi del reggimento di Firenze, 1932 – BEIC 1843020.djvu/218

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212 discorsi del reggimento di Firenze


di possessione che non si possono portare via, si guarda molto bene di non entrare in luogo da perdere la roba; anzi, se io non mi inganno, questi tali communemente temporeggiano volentieri gli stati che reggono; e se bene sotto uno tiranno sperassino di avere buono luogo, tamen la servitú di sua natura, massime in una cittá come la nostra, dispiace a ognuno; ed io non dubito che se questa nostra libertá procederá temperatamente e non si caccerá innanzi e’ loro pari, che se bene ora stanno sospesi, perché non si vede ancora se le cose hanno a andare confuse o ordinate, che loro vedendo el vivere populare ordinato, vi riposeranno volentieri, perché vi aranno parte conveniente e non aranno paura di persona, né saranno sforzati a stare sotto a nessuno.

È dunche uficio delle Prestanzie vostre, potendo avergli per amici ed amatori di questo vivere, non cercare di fargli inimici, massime che, se voi pensate bene, questa gravezza non si può continuare tanto che se ne cavi frutto assai, perché di riscosso gitterá poco e batterá tanto costoro che gli distruggerá presto o gli sforzerá a vendere le possessioni; il che manifesta tanto piú la iniquitá di questa gravezza [e] la malignitá di chi la conforta, perché al publico fará poco utile ed al privato male assai.

Non voglio rispondere particolarmente a’ disordini che ha detto nascere dalle troppe possessioni, perché la piú parte delle considerazioni che ha fatto sopra a questo, sono state cose inette ed evidentemente false. È vero che le spese superflue sono uno morbo grande alla cittá, ma nascono piú da chi è caldo di danari, che da chi ha possessione, perché quegli possono spendere con poca incommoditá, questi sono ricchi, ma, come si dice in proverbio, male agiati; però stanno piú tosto con commoditá che con pompa, perché non hanno modo a disordinare; e se le spese superflue sono nocive, ed a chi spende troppo e per esemplo degli altri, come è la veritá, non s’ha per questo a pensare di tórre el suo a chi lo possiede giustamente, ma come fanno le altre cittá, cercare di raffrenare le troppe spese con le legge e cogli ordini buoni.