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Pagina:Guicciardini, Francesco – Dialogo e discorsi del reggimento di Firenze, 1932 – BEIC 1843020.djvu/217

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la decima scalata 211


non solo dagli statuti della vostra cittá, ma delle legge universale di tutto el mondo, non considerate voi quanto importi e quanto sia male a proposito di questo stato disperare tanti cittadini notabili e bene qualificati di ricchezze, di parentado e di riputazione? non è questo fare la via alle discordie, non è questo dare fomento a chi desidera la mutazione del governo, non è questo aprire una porta a Piero de’ Medici?

La prima cosa a che ha pensare chi ordina gli stati e le republiche, è disporre le cose in modo che ognuno abbia nel grado suo a contentarsi ragionevolmente, e che non sia data a nessuno causa giusta o necessitá di desiderare cose nuove; perché la cittá è uno corpo di tutti e’ cittadini, e quando uno membro è male condizionato, non può el resto del corpo stare bene, né si chiama libertá, quando una parte della cittá è oppressata e male trattata dagli altri, né è questo el fine a che furono trovate le libertá, che fu che ogn[uno]1 sicuramente potessi conservare il grado suo; anzi è una tirannide licen[zio]sa, o una licenzia tirannica, la quale non solo è iniqua mentre che d[ura], ma per le discordie e per e’ mali effetti che ne nascono, dura poco, perché dove [una] parte è male contenta nascono le divisione, e dove sono le difvisiojne non può essere la stabilitá, anzi, come dice el Vangelo, bisogna [che el] regno in sé diviso vadia in desolazione.

Dice el collegio che chi ha pos[sessione] è pernizioso alla cittá, perché gli pare essere grande e per ambizione pretende [a cose] nuove e stati stretti; in che dimostra avere o molta passione o poca notizia delle cose del mondo, perché è tutto el contrario; che, come si dice in proverbio, chi ha cattivo giuoco rimescola le carte, ed e’ malistanti sono quegli che per disperazione si mettono a ogni pericolo; ma chi ha bello stato, non lo mette volentieri a sbaraglio, e chi è ricco, massime

  1. In questa e nelle due pagine seguenti si è dovuto supplire parole o sillabe mancanti nel ms., dove lo staccarsi di un foglio ha guastato il margine esterno. Abbiamo completato servendoci del testo Canestrini perché è probabile che, quando egli trascrisse, le lacune dovute al guasto fossero minori.