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212 storia d'italia

qualche dí, fu necessario a’ fiorentini fare nuova instanza col re, il quale ancora era a Vercelli, che facesse provisione a questo disordine, nato con tanta offesa della degnitá e utilitá propria. Dimostrò il re molestia grande della disubbidienza d’Entraghes, però non senza indegnazione comandò a Ligní che lo costrignesse a ubbidire; con intenzione di mandare, con questo ordine e con nuove patenti, e con lettere efficaci del duca d’Orliens del quale esso era suddito, un uomo d’autoritá: ma potendo piú la pertinacia di Ligní e i favori suoi che il poco consiglio del re, fu prolungata l’espedizione per qualche dí, e alla fine mandato con essa non un uomo d’autoritá ma Lanciaimpugno privato gentiluomo; col quale andò Cammillo Vitelli, per condurre nel reame di Napoli, con parte de’ danari che avevano a sborsare i fiorentini, le genti sue, le quali, subito che arrivorono le patenti regie, s’erano unite con l’esercito loro. Non partorí questa espedizione frutto maggiore che avesse partorito la prima, benché ’l castellano avesse giá ricevuto dumila ducati da’ fiorentini per sostentare, insino alla risposta del re, i fanti che erano alla guardia della cittadella, e che a Cammillo fussino stati pagati tremila ducati perché aveva impedito che, altrimenti, le lettere regie si presentassino. Perché il castellano, il quale, secondo che si credé, aveva ricevute per altra via occultamente da Ligní commissioni contrarie, dopo cavillazione di molti dí, giudicando che i fiorentini, per essere in Pisa oltre agli uomini della terra e del contado mille fanti forestieri, non fussino bastanti a sforzare il borgo di San Marco, congiunto alla porta fiorentina contigua alla cittadella, alla fronte del quale aveano prima, di suo consentimento, lavorato uno bastione molto grande, e cosí potersi da sé conseguire l’effetto medesimo senza privarsi di tutte l’escusazioni appresso al re, fece intendere a’ commissari fiorentini che si presentassino con l’esercito alla porta predetta, il che non potevano fare se non espugnavano il borgo, perché se i pisani non volessino mettergli dentro d’accordo, gli sforzerebbe ad abbandonarla, essendo sottoposta quella porta all’artiglierie della cittadella, in modo che contro alla volontá