Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/229

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libro terzo — cap. iv 223

guire i comandamenti del re; e nondimeno egli, continuando nella contumacia medesima, disprezzò le parole di Gemel: il quale vi soprasedé pochissimi dí, per la commissione che aveva dal re d’andare con Cammillo Vitelli a Verginio. Né la venuta di Bonò, il quale ritardò molti dí perché per ordine del duca di Milano fu ritenuto a Serezana, rimosse il castellano dalla sua ostinazione; anzi tirato Bonò nella sentenza sua, si convenne co’ pisani, interponendosi tra loro Luzio Malvezzi in nome del duca: per virtú della quale convenzione consegnò a’ pisani, il primo dí dell’anno mille quattrocento novantasei, la cittadella di Pisa, ricevuti da loro per sé dodicimila ducati e ottomila per distribuire a’ soldati che vi erano dentro; de’ quali danari, non essendo i pisani potenti a pagargli, n’ebbono quattromila da’ viniziani quattromila da i genovesi e lucchesi e quattromila dal duca di Milano: il quale nel tempo medesimo, governandosi con le sue arti, benché poco credute, trattava simulatamente di ristrignersi co’ fiorentini in ferma amicizia e intelligenza, ed era giá restato d’accordo con gli oratori loro delle condizioni. Non pareva per ragione alcuna verisimile che né Ligní né Entraghes né alcuno altro avessino usata tanta trasgressione senza volontá del re, essendo massime in non piccolo detrimento suo; perché la cittá di Pisa, se bene Entraghes avesse capitolato che restasse suddita della corona di Francia, rimaneva manifestamente a divozione de’ confederati, e per non avere effetto la restituzione si privavano i franzesi che erano nel regno di Napoli del soccorso molto necessario delle genti e de’ danari promessi nella capitolazione di Turino. E nondimeno i fiorentini, i quali con somma diligenza osservorono i progressi di tutte queste cose, ancoraché da principio molto ne dubitassino, restorono finalmente in credenza che tutto fusse proceduto contro alla volontá del re: cosa da parere incredibile a ciascuno che non sapesse quale fusse la sua natura e le condizioni dello ingegno e de’ costumi suoi, e la piccola autoritá che egli riteneva co’ suoi medesimi, e quanto si ardisca contro a uno principe che sia diventato contennendo.