Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/259

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libro terzo — cap. vii 253

ottocento cavalli, non avendo piú facoltá di difendersi, si ridusse a Gaeta. In Calavria, della quale la maggiore parte si teneva per i franzesi, ritornò Consalvo; dove benché da Obigní fusse fatta qualche resistenza, nondimeno, ultimatamente ridotto in Groppoli, ed essendo perdute Manfredonia e Cosenza, stata prima saccheggiata da’ franzesi, privato d’ogni speranza, consentí di lasciare tutta la Calavria, e gli fu conceduto il ritornarsene per terra in Francia. Certo è che molte di queste cose procederono per la negligenza e imprudenza de’ franzesi: perché Manfredonia, ancora che fusse forte e posta in paese abbondante da potersi facilmente provedere di vettovaglie, e che ’l re v’avesse lasciato al governo Gabriello da Montefalcone, avuto da lui in concetto d’uomo valoroso, nondimeno dopo breve assedio fu costretto ad arrendersi per la fame; altri, potendosi difendere, si arrenderono o per viltá o per l’animo debole a sostenere le incomoditá degli assedi; alcuni castellani, trovate le rocche bene provedute, avevano nel principio vendute le vettovaglie, in modo che presentandosi gli inimici erano necessitati ad arrendersi subito. Dalle quali cose perdé, nel reame di Napoli, il nome franzese quella riputazione che gli aveva data la virtú di colui che lasciato da Giovanni d’Angiò a guardia di Castel dell’Uovo, lo tenne dopo la vittoria di Ferdinando molti anni, insino a tanto che l’essere consumati del tutto gli alimenti lo costrinse ad arrendersi.

Cosí non mancando quasi altro alla recuperazione di tutto il regno che Taranto e Gaeta e alcune terre tenute da Carlo de Sanguine, e il monte di Santo Angelo, donde don Giuliano dell’Oreno infestava con somma laude i paesi circostanti, Ferdinando, collocato in somma gloria e in speranza grande di avere a essere pari alla grandezza de’ suoi maggiori, andato a Somma, terra posta nelle radici del monte Vesevo, dove era la reina sua moglie, o per le fatiche passate o per disordini nuovi infermò sí gravemente che, portato giá quasi senza speranza di salute a Napoli, finí fra pochi dí la vita sua, non finito l’anno dalla morte d’Alfonso suo padre: lasciato, per la vittoria acquistata, e per la nobiltá dell’animo e per molte