Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. I, 1929 – BEIC 1845433.djvu/297

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libro terzo — cap. xiv 291

con apparato sí potente per terra e per mare e con tanta provisione di danari che era necessario si interponesse lungo spazio di tempo, altri servendosi d’ogni difficoltá e occasione; né mancando il cardinale di San Malò di usare la solita lunghezza nelle espedizioni de’ danari: in modo che non solo il tempo di passare in Italia era piú incerto che mai ma si lasciavano oltre a ciò cadere le cose giá quasi condotte alla perfezione. Perché i fiorentini, stimolandolo continuamente a passare, erano convenuti seco, cominciata che fusse la guerra da lui, di muovere l’armi loro da altra parte, e a questo effetto concordati che Obigní con cento cinquanta lancie franzesi, cento pagate dal re e cinquanta pagate da loro, passasse per mare in Toscana per essere capo dello esercito loro; e il marchese di Mantova, stato rimosso disonorevolmente, quando vincitore ritornò del reame di Napoli, dagli stipendi de’ viniziani per sospetto che e’ trattasse di condursi col re di Francia, trattava ora veramente di ricevere soldo da lui, e il nuovo duca di Savoia si era confermato nella aderenza sua; prometteva il Bentivoglio, passato che e’ fusse in Italia, di seguitare l’autoritá sua; e il pontefice, stando ambiguo del congiugnersi seco come continuamente si trattava, aveva determinato almeno di non se gli opporre. Ma la tarditá e la negligenza usata dal re raffreddava gli animi di ciascuno, perché né in Italia per congregarsi in Asti passavano le genti secondo le promesse fatte da lui, non si dava espedizione alla condotta di Obigní, né mandava danari per pagare gli Orsini e Vitelli soldati suoi: cosa, avendosi a fare la guerra, molto importante. Donde essendo i Vitelli per condursi co’ viniziani, i fiorentini, non avuto tempo di avvisarnelo, gli condussono per uno anno a comune per il re e per loro; la qual cosa fu lodata da lui, ma né ratificò né provedde al pagamento per la sua porzione; anzi mandò Gemel a ricercargli che gli prestassino per la impresa cento cinquantamila ducati. Finalmente facendo, come spesso soleva, della volontá sua quella di altri, partitosi quasi allo improviso da Lione, se ne andò a Torsi e poi ad Ambuosa, con le consuete promesse di ritornare presto a Lione. Per le quali