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cose mancando la speranza a tutti quegli che in Italia seguitavano la parte sua, Batistino Fregoso si riconciliò col duca di Milano.

Il quale, preso animo da questi progressi, scopriva ogni dí piú la mala volontá che aveva per le cose di Pisa contro a’ viniziani; stimolando il pontefice e i re di Spagna a introdurre di nuovo, ma con maggiore efficacia, il ragionamento della restituzione di quella cittá. Per la quale pratica i fiorentini, cosí confortati da lui, mandorono, nel principio dell’anno mille quattrocento novantotto, a Roma uno imbasciadore, ma con commissione che procedesse con tale circospezione che il pontefice e gli altri potessino comprendere che in caso che Pisa fusse renduta loro si unirebbono con gli altri alla difesa d’Italia contro a’ franzesi, e nondimeno che il re di Francia, se l’effetto non seguisse, non avesse causa di prendere sospetto di loro. Continuossi questo ragionamento in Roma molti giorni, facendo instanza apertamente il pontefice e gli oratori de’ re di Spagna e del duca di Milano e quello del re di Napoli con lo imbasciadore viniziano, essere necessario per sicurtá comune unire con questo mezzo i fiorentini contro a’ franzesi, e dovere il suo senato consentirvi insieme con gli altri, acciocché, estirpate le radici di tutti gli scandoli, non restasse piú alcuno in Italia che avesse cagione di chiamarvi gli oltramontani; l’unione della quale quando si impedisse per questo rispetto, si darebbe forse materia a gli altri di fare nuovi pensieri, da’ quali in pregiudicio di tutti nascerebbe qualche importante alterazione. Ma era al tutto diversa la deliberazione del senato viniziano. Il quale, pretendendo alla sua cupiditá vari colori, e accorgendosi da chi principalmente procedesse tanta instanza, rispondeva per mezzo del medesimo oratore lamentandosi gravissimamente, tale cosa non essere mossa dal rispetto del bene universale ma da maligna inclinazione che avea qualcuno de’ collegati contro a loro, perché essendo i fiorentini congiuntissimi d’animo a’ franzesi, e persuadendosi di avere per il ritorno loro in Italia a occupare la maggiore parte di Toscana, non era dubbio non bastare il reintegrargli di Pisa a rimuo-