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158 storia d'italia

seco in quello luogo, si dirizzorono per la via che va da Campiglia alla Torre medesima di San Vincenzio; avendo fatto due parti de’ cavalli leggieri, l’una delle quali seguitava l’esercito dell’Alviano molestandolo continuamente alla coda, l’altra andava innanzi a incontrare gli inimici per la via medesima, per la quale veniva dietro l’esercito fiorentino: e questi, arrivati alla Torre innanzi che vi arrivassino le genti dello Alviano e attaccatisi con quegli che venivano innanzi, da’ quali essendo facilmente ributtati, si andorono ritirando alla volta dello esercito, che era giá presso a mezzo miglio. Ove fatta relazione che la piú parte degli inimici era giá passata la Torre, Ercole, camminando lentamente, si condusse appunto alla coda loro nella rovina di San Vincenzio, dove avevano fatto testa gli uomini d’arme e i fanti loro, e come fu in sul piano del passo, investitigli quivi per fianco valorosamente con la metá dello esercito, poiché ebbe combattuto per buono spazio, gli piegò: nel quale primo assalto fu in modo rotta la fanteria loro e spinta insino al mare che mai piú rifece testa. Ma la cavalleria che si era ritirata una arcata, passato il fosso di San Vincenzio verso Bibbona, rifatta testa e ristrettasi, assaltò con grande impeto le genti de’ fiorentini e le ributtò ferocemente insino al fosso: però Ercole tirò innanzi il resto delle genti, e ridotto quivi da ogni banda tutto il nervo dello esercito si combatté per grande spazio ferocemente, non inclinando ancora la vittoria a parte alcuna; sforzandosi l’Alviano, che facendo officio non manco di soldato che di capitano aveva avuto con uno stocco due ferite nella faccia, di spuntare da quel passo gl’inimici, il che succedendogli sarebbe restato vincitore. Ma Ercole, che piú dí innanzi aveva affermato che se la battaglia si conduceva in quel luogo otterrebbe con industria e senza pericolo la vittoria, fece piantare in su la ripa del fosso della Torre sei falconetti che conduceva seco; co’ quali avendo cominciato a battere gli inimici, e vedendo che per l’impeto delle artiglierie cominciavano giá ad aprirsi e disordinarsi, intento a questa occasione in su la quale s’aveva sempre promessa la vittoria, gli