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178 storia d'italia

maestra per la comoditá delle vettovaglie; le quali si conducevano dal fiume del Po sicuramente, perché Lugo, Bagnacavallo e le terre circostanti, abbandonate dagli spagnuoli come Fois entrò nel bolognese, erano ritornate alla divozione del duca di Ferrara. Andorno l’altro giorno gli spagnuoli a Castel Bolognese, lasciato nella rocca di Imola presidio sufficiente e nella terra sessanta uomini d’arme sotto Giovanni Sassatello, alloggiando in sulla strada maestra e distendendosi verso il monte; e il dí medesimo i franzesi presono per forza il castello di Solarolo, e si arrenderono loro Cotignola e Granarolo, ove stettono il dí seguente, e gli inimici si fermorno nel luogo detto il Campo alle Mosche. Nelle quali piccole mutazioni e luoghi tanto vicini procedeva l’uno e l’altro esercito in ordinanza, con l’artiglieria innanzi e con la faccia volta agli inimici, come se a ogni ora dovesse cominciare la battaglia; e nondimeno, procedendo amendue con grandissima circospezione e ordine: l’uno per non si lasciare stringere a fare giornata se non in luogo dove il vantaggio del sito ricompensasse il disavvantaggio del numero e delle forze; l’altro per condurre in necessitá di combattere gli inimici, ma in modo che in uno tempo medesimo non avessino la repugnanza dell’armi e del sito.

Ebbe Fois in questo alloggiamento nuove commissioni dal re che accelerasse il fare la giornata, augumentando le medesime cagioni che l’aveano indotto a fare il primo comandamento. Perché avendo i viniziani, benché indeboliti per il caso di Brescia, e astretti prima da’ prieghi e poi da’ protesti e minaccie del pontefice e del re d’Aragona, recusato pertinacemente la pace con Cesare se non si consentiva che ritenessino Vicenza, si era finalmente fatta tregua tra loro per otto mesi, innanzi al pontefice, con patto che ciascuno ritenesse quello possedeva e che pagassino a Cesare cinquantamila fiorini di Reno: onde non dubitando piú il re della sua alienazione, fu nel tempo medesimo certificato d’avere a ricevere la guerra di lá da’ monti. Perché Ieronimo Cabaviglia, oratore del re d’Aragona appresso a lui, fatta instanza di