Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. III, 1929 – BEIC 1846967.djvu/249

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libro undecimo - cap. v 243

che era negli effetti) i svizzeri essere quegli che aveano cacciato i franzesi di quello stato, quegli per la virtú e opera de’ quali lo riceveva Massimiliano. Ottenne nondimeno il viceré, piú con l’arti e con la industria che con l’autoritá, che si aspettasse. Il quale, ratificato a Firenze in nome di Cesare la confederazione fatta in Prato, e ricevuta certa somma di danari da’ lucchesi accettati nella sua protezione, pervenne a Cremona: nel qual luogo l’aspettavano Massimiliano Sforza e il viceré, [donde] andorno tutti insieme a Milano, per entrare il dí deputato in quella cittá con le solennitá e onori consueti a’ nuovi príncipi: nel quale atto benché fusse disputa grande tra ’l cardinale sedunense [e il viceré], chi di loro gli avesse, all’entrare della porta, a consegnare le chiavi in segno della consegnazione del possesso, nondimeno, cedendo finalmente il viceré, il cardinale in nome publico de’ svizzeri gli pose in mano le chiavi, ed esercitò quel dí, che fu degli ultimi dí di dicembre, tutti gli atti che dimostravano Massimiliano ricevere la possessione da loro. Il quale fu ricevuto con incredibile allegrezza di tutti i popoli, per il desiderio ardentissimo d’avere uno principe proprio, e perché speravano avesse a essere simile all’avolo o al padre; la memoria dell’uno de’ quali per le sue eccellentissime virtú era chiarissima in quello stato, nell’altro il tedio degli imperi forestieri avea convertito l’odio in benivolenza. Le quali feste non ancora finite, si ricuperò, arrendendosi quegli che vi erano dentro, la rocca di Novara.

Non aveva la confederazione fatta in Roma interrotta del tutto la speranza della concordia tra Cesare e i viniziani. Perché il pontefice avea mandato subito a Vinegia Iacopo Staffileo suo nunzio, col quale erano andati tre imbasciadori de’ svizzeri, per persuadergli alla concordia; e da altra parte il senato, per conservarsi la benivolenza del pontefice e non dare causa a Cesare di assaltargli con l’armi, aveva commesso agli imbasciadori suoi che aderissino al concilio lateranense e, subito fatta la confederazione, comandato alle genti loro che si ritirassino nel padovano; e però il viceré, non volendo turbare la speranza della pace, avea voltato l’esercito verso Milano: