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Milano e di Cremona si tenevano ancora per lui, nondimeno, considerando quanta difficoltá gli facesse l’opposizione di tanti inimici, né sicuro che la state prossima non l’assaltasse con apparati grandissimi il re d’Inghilterra, deliberava non muovere cosa alcuna se o non separava dall’unione comune qualcuno de’ confederati o non si congiugnesse co’ viniziani. Delle quali cose che qualcuna potesse succedere se gli erano, insino l’anno precedente, presentate varie speranze. Perché il vescovo Gurgense, quando da Roma andava a Milano, udito benignamente nel cammino uno familiare del cardinale di San Severino, mandatogli in nome della reina di Francia, aveva dipoi mandato secretamente in Francia uno de’ suoi, proponendo che il re s’obligasse ad aiutare Cesare contro a’ viniziani, contraessesi il matrimonio tra la seconda figliuola del re con Carlo nipote di Cesare, alla quale si desse in dote il ducato di Milano; cedesse il re alla figliuola e al futuro genero le ragioni le quali pretendeva avere al regno di Napoli, e perché la sicurtá di Cesare non fussino le semplici parole e promesse, che di presente venisse in potestá sua la sposa; e che ricuperato che avesse il re il ducato di Milano fussino tenute da Cesare Cremona e la Ghiaradadda. Sperava medesimamente il re potersi congiugnere i viniziani, sdegnati sommamente quando il viceré occupò Brescia e molto piú per le cose convenute poi a Roma tra ’l pontefice e Cesare: perciò, insino allora, aveva fatto venire occultissimamente alla corte Andrea Gritti, il quale, preso a Brescia, dimorava ancora prigione in Francia; e operato che Gianiacopo da Triulzi, in cui molto confidavano i viniziani, mandasse a Vinegia, sotto simulazione d’altre faccende, un suo secretario. Offerivasigli similmente qualche speranza di convenire col re di Aragona; il quale, come era consueto trattare spesso le cose sue per mezzo di persone religiose, aveva occultamente mandato in Francia due frati, acciocché, dimostrando avere zelo del bene publico, cominciassino a trattare con la reina qualcosa attenente alla pace, o universale o particolare, intra i due re: ma di questo era piccola speranza, sapendo il re di Francia che