Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. IV, 1929 – BEIC 1847812.djvu/205

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libro quintodecimodecimo - cap. iv 199

essere superfluo il dimostrarlo, con gli argomenti o col discorso delle ragioni, a coloro a’ quali l’aveva insegnato in memoria. Pregargli solamente che non gli movesse quella piccola quantitá di danari che si dimandava loro in prestanza, perché questo, e quanto allo interesse publico e quanto all’utilitá de’ privati, era cosa di piccolissima considerazione a comparazione dello interesse di avere uno signore che piú loro sodisfacesse. Le quali parole ricevute volentieri negli animi di quegli che avevano la medesima inclinazione, providdono, con distribuzione fatta, tra loro medesimi il medesimo dí, a cinquemila ducati: co’ quali avendo pagati gli spagnuoli e fatto altri provedimenti, niuno timore aveano dell’armi del duca di Ferrara.

Il quale, non presumendo delle forze proprie piú che si convenisse, lasciata Modona a mano sinistra ed essendosi unito seco nel camino Renzo da Ceri, si accostò a Reggio; la quale cittá subitamente l’accettò, e il dí seguente il castellano, aspettati pochi colpi d’artiglieria, gli dette la cittadella, allegando per sua giustificazione che Vincenzio Maiato chiamato da lui aveva ricusato di entrarvi, e che i danari mandatigli dal governatore gli erano stati tolti appresso a Parma, ove avea mandato per soldare i fanti. Dal duca, come prima ebbe ottenuto Reggio, si partí Renzo da Ceri, chiamato dall’ammiraglio di Francia; onde rimasto con pochi fanti, poi che per alcuni dí fu dimorato in sul fiume della Secchia, pose il campo alla terra di Rubiera: alla custodia della quale era stato diputato, dal conte Guido, il Vecchio da Coniano con dugento fanti. Né avea il duca se non piccola speranza di ottenerla, perché il castello è piccolo e molto munito per la larghezza e profonditá delle fosse, e perché alle mura che lo circondano si unisce per tutto uno terrato grande; e nondimeno, avendo il dí seguente cominciato a battere con l’artiglierie il muro contiguo alla porta, il capitano de’ fanti, o secretamente convenuto o spaventato, perché giá gli uomini del castello cominciavano a sollevarsi, gittatosi dalle mura si appresentò innanzi al duca, ponendo in arbitrio suo la terra e se stesso: il quale entrato subito nella terra, accostate l’artiglierie alla rocca,