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348 storia d'italia

tito che ebbe, perché in tempo tanto incomodo non si trovasse alla corte, partí subito, per ordine di Cesare, alla volta di Barzalona, per aspettare le provisioni necessarie a passare in Italia; le quali, per mancamento di navili (non essendo allora in Spagna altre galee sottili che tre) e di danari, erano per procedere lentamente.

Contenne la capitolazione, stipulata il quartodecimo dí di febbraio dell’anno mille cinquecento ventisei: che tra Cesare e il re di Francia fusse pace perpetua, nella quale fussino compresi tutti quegli i quali di consentimento comune si nominassino: che il re di Francia, a dieci dí di marzo prossimo, fusse posto libero ne’ suoi confini, nella costa di Fonterabia e, in termine di sei settimane seguenti, consegnasse a Cesare la ducea di Borgogna, la contea di Ciarolois, la signoria di Neiers e Castello Chimu, dependenti della detta ducea, la viscontea di Ausonia, il Resort di San Lorenzo, dependenti dalla Francia Contea, tutte le pertinenze solite della detta ducea e viscontea; quali tutte fussino in futuro separate ed esenti dalla sovranitá del regno di Francia: che, nell’ora e nel punto medesimo che il re si liberasse, si mettessino in mano di Cesare il Delfino e, oltre a lui, o il duca di Orliens secondogenito del re o dodici de’ principali signori di Francia, i quali furono nominati da Cesare, rimettendo in elezione di madama la reggente [di] dare o il secondogenito o i dodici baroni; i quali avessino a stare per statichi insino a tanto fusse fatta la restituzione delle terre predette, e ratificata e giurata la pace con tutti i suoi capitoli dagli stati generali di Francia, e registrata (il che essi dicono interinata) in tutti i parlamenti di quel reame, con le solennitá necessarie, alle quali era prefisso termine di quattro mesi; al quale tempo, facendosi la restituzione degli staggi, si consegnasse a Cesare Angolem, il terzo figliuolo del re, acciò che per maggiore intrattenimento della pace si nutrisse appresso a lui: rinunziasse il re cristianissimo e cedesse a Cesare tutte le ragioni del regno di Napoli, eziandio quelle che gli fussino pervenute per le investiture della Chiesa; e il medesimo facesse delle ragioni dello stato di Milano, di