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dumila in tremila fanti italiani e cinquemila fanti tedeschi, tanti di questi aveva diminuiti la pestilenza.

La partita dell’esercito imperiale da Roma costrinse Lautrech, il quale altrimenti sarebbe andato per il cammino piú diritto verso Napoli, a pigliare il cammino piú lungo di Puglia a canto alla marina, per la difficoltá di condurre l’artiglierie, se avesse avuto in quegli luoghi l’opposizione degli inimici, per la montagna; e molto piú per fare provisione di vettovaglie, acciò che non gli mancassino se fusse necessitato fermare il corso della vittoria alle mura di Napoli. Però venne a Civita di Chieta, capo dello Abruzzi citra (perché il fiume di Pescara divide lo Abruzzi citra dallo Abruzzi ultra), dove se gli erano date Sermona e molte altre terre del paese, e con tanta inclinazione, o per l’affezione al nome de’ franzesi o per l’odio a quello degli spagnuoli, che quasi tutte le terre anticipavano a darsi venticinque o trenta miglia innanzi alla giunta dello esercito. Procedeva nondimeno piú lentamente di quello arebbe potuto, per andare innanzi con maggiore stabilitá e sicurezza; e si credeva che, per assicurarsi di riscuotere per tutto marzo l’entrata della dogana di Puglia, entrata di ottantamila ducati la quale consisteva in cinque terre, v’avesse a mandare Pietro Navarra co’ suoi fanti, per la stranezza del quale, essendo Lautrech necessitato a comportarla, non era nello esercito molto ordine. Ma essendo partito dal Guasto, e inteso che una parte dell’esercito inimico, col quale si era unito il principe di Melfi con mille fanti tedeschi, di quegli che aveva menati di Spagna don Carlo viceré, e con dumila fanti italiani usciti della Aquila, era venuta a Nocera, lontana quaranta miglia da Termini verso la marina, e un’altra a Campobasso, lontana trenta miglia da Termini in sul cammino proprio di Napoli, mandato innanzi Pietro Navarra co’ suoi fanti, egli l’ultimo dí di febbraio andò alla Serra, lontana diciotto miglia da Termini, donde il quarto dí di marzo arrivò a San Severo. Ma Pietro Navarra, procedendo innanzi, entrò l’uno dí in Nocera e l’altro dí in Foggia, entrando per una porta quando gli spagnuoli, che si erano ritirati a Troia,