Pagina:Guicciardini, Francesco – Storia d'Italia, Vol. V, 1929 – BEIC 1848561.djvu/209

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libro decimonono - cap. i 203

de’ piú lodati dello esercito; co’ quali vi entrorono don Ugo viceré e quasi tutti i capitani e uomini d’autoritá. A questa armata, governata per consiglio del Gobbo, nelle cose marittime veterano e famoso capitano, aggiunseno molte barche di pescatori, per spaventare gli inimici da lontano col prospetto di maggiore numero di legni; i quali, partiti tutti da Pausilipo, toccorono all’isola di Capri; dove don Ugo, con grandissimo pregiudizio di questo assalto, perdé tempo a udire uno romito spagnuolo, che concionando accendeva gli animi loro a combattere come era degno della gloria acquistata con tante vittorie da quella nazione. Di quivi, lasciato a mano sinistra il Cavo della Minerva, entrati in alto mare, mandorno innanzi due galee, con commissione che accostatesi agli inimici simulassino poi di fuggire, per tirargli in alto mare a combattere. Ma Filippino Doria, avendo il dí dinanzi per esploratori fidati presentito il consiglio degli inimici, aveva, con grandissima celeritá, ricercato Lautrech che gli mandasse subito trecento archibusieri; i quali, guidati da Croch, erano arrivati poco innanzi che si scoprisse l’armata degli inimici. La quale come si scoperse da lontano, Filippino, ancora che con grande animo avesse fatte tutte le preparazioni necessarie per combattere, nondimeno commosso dal numero grande de’ legni che si scoprivano, stette molto sospeso; ma in breve spazio di tempo lo liberò da questa dubitazione il vedere, quando gli inimici si approssimavano, non vi essere altri legni da gabbia che sei. Perciò, con animo forte e come capitano peritissimo della guerra navale, fece allargare sotto specie di fuga tre galee dalle altre sue, acciò che girando assaltassino col vento prospero gli inimici per lato e da poppa, egli con cinque galee va incontro agli inimici, i quali dovevano scaricare la loro artiglieria per tôrre a lui col fumo la mira e la veduta. Ma Filippino dette fuoco a uno grandissimo basalischio della sua galea, il quale percotendo nella galea capitana, in sulla quale era don Ugo, ammazzò al primo colpo quaranta uomini, tra’ quali il maestro della galea e molti uffiziali; e scaricate poi altre artiglierie ne ammazzò e ferí molti. Da altro canto,