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284 storia d'italia

bero i turchi; massime che era notissimo che Solimanno, acceso dallo sdegno e dalla ignominia, aveva al partirsi da Vienna giurato che presto vi ritornerebbe molto piú potente. E parendo a Cesare non solo mal sicuro ma meno onorevole il partirsi di Italia, lasciando le cose imperfette, cominciò a inclinare l’animo a concordare non solo co’ viniziani, ma eziandio di perdonare a Francesco Sforza; a che instava molto il pontefice, desideroso della quiete universale; e anche perché le cose di Cesare, disoccupate dall’altre imprese, si volgessino contro a Firenze. Riteneva Cesare piú che altro il parergli non fusse con sua degnitá il credersi che quasi la necessitá lo inducesse a perdonare a Francesco Sforza; e Antonio de Leva, che era con lui a Bologna, faceva ogni instanza perché di quello stato si facesse altra deliberazione, proponendo ora Alessandro nipote del papa ora altri: nondimeno, essendo difficoltá di collocare quello stato in persona di chi Italia si contentasse, né avendo il papa inclinazione a pensarvi per i suoi, non essendo cosa che si potesse spedire se non con nuove guerre e con nuovi travagli, Cesare, in ultimo, inclinando a questa sentenza, consentí di concedere a Francesco Sforza salvocondotto, sotto nome di venire a lui a giustificarsi ma in fatto per ridurre le cose a qualche composizione; consentendo ancora i viniziani alla venuta sua, perché speravano che in uno tempo medesimo si introducesse la concordia delle cose loro.

E nondimeno non cessavano però l’armi in Lombardia; perché il Belgioioso, il quale per l’assenza di Antonio de Leva era restato capo a Milano, andò con settemila fanti a campo a Santo Angelo, dove erano quattro compagnie di fanti viniziani e di Milano; e avendolo battuto con l’occasione di una pioggia continua che faceva inutili gli archibusi, che allo scoperto difendevano il muro, accostato i suoi, appoggiati agli scudi e con le spade e picche, dette l’assalto, accostandosi anche egli valentemente con gli altri: ma non potendo quegli di dentro tenere in mano le corde da dare il fuoco, ed essendo necessitati gittargli in terra e combattere con altre armi, sbigottiti cominciorono a ritirarsi e ad abbandonare le mura; in