Pagina:Guida della montagna pistoiese 1878.djvu/34

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24 regime idraulico dei fiumi


dell’uomo, o dall’impeto del fiume medesimo di qualche cateratta di masso che sostenesse le dette acque nello stretto della Golfolina, possono essere state sufficienti a procurare uno scolo a queste campagne; le quali poi nei tempi più prossimi debbono la loro prosperità alla cura grandissima onde quelli scoli furono mantenuti. Nondimeno la peculiare condizione del territorio, quella cioè che le acque precipitano dall’Appennino, solcandone la falda meridionale, (sempre molto inclinata, ma non sempre solida) per distendersi poi in una pianura quasi orizzontale, doveva rendere ed ha reso difatti i fiumi arginati, pensili sulle campagne, continuamente minacciandole di gravissimi danni. I quali provenivano anche dagli straordinari diboscamenti e divelti fatti da assai tempo sull’Appennino, onde quel suolo commosso era più facilmente trasportato per le forre nei fiumi. Noteremo soltanto i devastamenti terribili portati dall’Ombrone al suolo circostante, ai quali indarno si tentò di provvedere nel 1723 con lo scavamento di un nuovo alveo, e con la spesa di oltre centomila scudi. La gravezza di questi pericoli non isfuggì al'ingegno alacre e penetrativo del prof. Pietro Petrini di Pistoia, il quale fino dal 1821 immaginò un vasto sistema di Serre o Briglie nei tronchi montani dei fiumi, onde trattenere le terre ed i sassi, che le acque asportavano pel troppo rapido clive, e così, restituendo la solidità alle corrose pendici, diminuire il riempimento degli alvei nella pianura. Tale grandiosa idea con felici risul-