Pagina:Guida della montagna pistoiese 1878.djvu/77

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san marcello 67

Nel medio evo fu castello (vuolsi con mura) de’ Conti Guidi. Tenne la parte Ghibellina e Panciatica. Il suo antico Palazzo Pretorio, sede pur ora de’ giusdicenti (v’è l’ufizio del Pretore) fu già de’ Capitani della montagna. Nella facciata del Pretorio è notabile un’arme dei Medici benissimo sculta in pietra,


    Modenese sui confini di quest’appennino, derivi da Fanum Jani: il monte Fulgorino fra Lizzano e Lancisa ab Jove fulgoratore: così dicasi del monte Folgorito poco oltre di Pietrasanta. Così del Monsummano in Val di Nievole, o Montesummano che Plinio chiama Jovem inferum sive Plutonem cognomento Summanum. Così dicasi del monte Jovello presso Montemurlo; tutte sommità dove i pagani solevano eriger tempietti a Giove, perchè questi luoghi piuttosto facesse segno a’ suoi fulmini, e risparmiasse le sottoposte città.
    Secondo il cap. Cini la Dea Etrusca Feronia ebbe un tempio presso al castello di Lucchio, oltre Popiglio, forse da luco foresta: Lucus Feroniae; benchè il castello fosse veramente l’antica e celebre fortezza che difendeva i confini della repubblica di Lucca. E sono in vista di queste montagne altre d’un paese che i latini chiamarono Caferoniana, or Garfagnana; laddove a Castel nuovo si conservano le memorie di Lodovico Ariosto e di Fulvio Testi, che vi furono governatori per la famiglia d’Este. D’un altro tempio alla stessa Dea dicono esser le vestigia presso a Spignana, in mezzo a que’ monti selvosi; essendo che secondo Virgilio: «et viridi gaudet Feronia luco.» La favola di Feronia (la Dea delle paludi pontine, luoghi un tempo floridissimi),