Pagina:Guido Carocci I dintorni di Firenze 01.djvu/52

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
34 I DINTORNI DI FIRENZE.

La strada Settignanese attraversa l'Affrico sopra un ponte di recente costruzione, e percorre un lungo tratto della pianura chiamata di S. Salvi, avvicinandosi poi alle colline di Majano e di Coverciano.

La Torricella ai Passatoi. - Villa Frullani. — È situata a destra della strada e forse ebbe nome da una picola torre situata poco lungi dai passatoi che attraversavano l'Affrico. Era un vecchio possesso della Badia di Firenze che nel 1531 lo vendeva a Raffaello di Giovanni Cardini. Nel 1604 andò in dote ad Alessandra Cardini moglie di Lattanzio Luperelli e nel 1629 gli ufficiali dei pupilli la venderono al cav. Francesco Martelli. Nel 1733 dai Martelli la acquistava Giuseppe di Paolo Maffii i successori del quale la tennero per un lungo corso d’anni. Modernamente apparteneva e serviva di villeggiatura al geniale letterato e poeta cav. Emilio Frullani


Poco dopo la villa della Torricella, si stacca dalla via Settignanese una strada che si chiama del Conservatorio Capponi e che conduce alla località detta il Gignoro o Gignolo.

Pian di S. Salvi o i Tanagli. - Conservatorio Capponi. — Nel 1427 era una casa da signore della potente e ricca famiglia Tanagli, dalla quale passò alla fine del secolo stesso nei Da Filicaja. Nel 1692 pervenne nella famiglia Niccolini che l'ebbe per un lungo seguito d’anni. Nel 1866 vi fu trasferito, da un locale prossimo alla porta a S. Gallo, un conservatorio femminile istituito modernamente dalla famiglia Capponi.

S. Bartolommeo a Gignoro. — È una piccola chiesetta dalle forme severe e caratteristiche del XIII secolo, costruita tutta di pietre conce con una graziosa porticina alla quale sovrasta una finestra bifora.

A cotesta chiesetta era già annesso un monastero di Benedettine, fondato dalla famiglia Baroncelli. Perchè la località era isolata e mal sicura e perchè le monache, profittando forse della libertà che godevano, erano uscite senza licenza fuori del monastero incorrendo nella scomunica, il Vescovo di Firenze, col consenso del patrono Beltramo di