Pagina:Hoffmann - Racconti I, Milano, 1835.djvu/24

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puto far servire il romanza meraviglioso alle intenzioni della sua satira filosofica.

Egli è questo che si può chiamare la parte comica del soprannaturale. L’autore dichiara senza raggiri il suo progetto di ridere egli stesso dei prodigi che racconta; egli non cerca che di eccitare delle piacevoli sensazioni, senza interessare l’immaginazione e molto meno le passioni dei lettore. A malgrado degli scritti di Wieland e di alcuni altri Tedeschi, i Francesi sono restati maestri di questa specie di romanzi e di poemi eroicomici che comprende le opere ben note del Pulci, del Berni, e forse sino ad un certo punto quelle dell’Ariosto istesso, che in alcuni passi almeno leva abbastanza la sua visiera cavalleresca per lasciarci vedere il suo beffardo sorriso.

Un’occhiata generale alla Carta di questo delizioso paese delle fate ci rivela un’altra provincia che per incolta che possa essere, e forse per ciò stesso, offre alcune scene piene d’interesse. Vi è una classe d’antiquari che mentre gli altri si occupano a raccogliere e ad ornare le antiche tradizioni del loro paese, hanno preferito di ricercare le vecchie sorgenti di