Pagina:I Duelli Mortali Del Secolo XIX, Battistelli, 1899.djvu/194

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
182


«E la fece. Andò da Giacomo De Witt padre, fece chiamare in Questura il figlio, andò dal Prefetto, dal Sindaco, dai legali, fece tanto, insomma, che il figlio e il padre De Witt si decidessero a fare una posizione a quell’innocente. Le rilasciarono un libretto di chèques pel complessivo valore di parecchie centinaia di mila lire, col patto, però, che più non li molestasse. Essa coscienziosamente sapeva di avere un libretto di chèques, li spese o tentò di spenderli, ma furono riconosciuti non legittimi.

«Immaginarsi la rabbia della Venturini. Si recò da Eugenio De Witt, lo rimproverò, lo maledisse, gli imprecò dietro. Egli per quietarla, ritornò ai primi amori, veniva a Firenze a trovarla; e siccome suo padre lo teneva a stecchetto e aveva fatti molti chiodi, pare che spesso la Venturini lo sovvenisse, come farebbe credere una circostanza venuta a risultare dal dibattimento. Il De Witt assediato, bloccato, alla Locanda del Nord in Firenze da un creditore, certo N., si rivolse con un biglietto alla Venturini per avere 50 lire. La Venturini glie le mandò subito e il creditore si allontanò dalla Locanda!!... — Il De Witt all’udienza per questa circostanza disse «che fece per provare la donna». La Vittorina a sua volta mostrando quella famosa lettera che egli credeva bruciata, e nonostante i promessi compensi per riaverla, oggi riapparsa, replicò che non era lei che provava, perchè in tal guisa l’aveva provata altre volte e che un gentiluomo non prova una donna col chiederle del danaro, ma coll’offrirglielo»1.

E dopo aver parlato del pittore Alberto Schmidt, l’articolo concludeva:

«Strano processo invero, dove al pubblico è parso che qualchedun’altro sarebbe stato degno di sedere accanto all’accusata se non di prenderne addirittura il posto»2.

Fin qui, l’accusa. Ora sentiamo l’altra campana, affinchè il fatto genuino sgorghi quale fu, senza sottintesi,

  1. Fieramosca: n. 219 del 6 agosto 1894.
  2. La Gazzetta d’Italia, n. 205 del 25 luglio 1884, pubblicò tosto: