Pagina:I Duelli Mortali Del Secolo XIX, Battistelli, 1899.djvu/196

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sare Parrini, io, offeso anche da questo silenzio di due giorni, mi posi sulle traccie, e incontratolo il giorno 18 presso l’Ufficio del Giornale Il Fieramosca, gli domandai il suo nome e lo colpii nella faccia».

Presidente — Lo conosceva lei il prof. Parrini?

Imputato — No. Ne ebbi solamente i connotati. Non fuggii niente affatto, ma aspettai che il prof. Parrini entrasse ed allora detti la mia carta da visita al portiere della direzione del Fieramosca, dicendogli di portarlo al prof. Parrini e di dirgli, che quegli che l’aveva colpito nel viso era io. Non dissimulo la gravità di questo fatto, però dichiaro per la verità, che non credevo inevitabile un duello, perchè battendosi con me il prof. Parrini veniva a dare una smentita a sè stesso, mentre una querela, o un giurì d’onore, avrebbero potuto dimostrare quanto fossero infondate ed ingiuste le calunnie delle quali il prof. Parrini si era reso autore. Il sig. Parrini, invece, mi sfidò inviandomi il signor conte Arrivabene e il cav. Malenotti, sfida che io accettai per mezzo dei miei rappresentanti signori avv. Muratori e Montepagani».


«Presa la determinazione di definire cavallerescamente la vertenza, il Parrini pregò il conte Giovanni Arrivabene e me, narra il cav. Malenotti, di rappresentarlo. E sebbene prevedessi che la faccenda sarebbe stata risolta sul terreno; sebbene mi fosse doloroso e difficile un incarico così delicato e grave, pure alle vive insistenze del Parrini non credetti di opporre un rifiuto.

L’accettare era quasi un dovere. Un anno prima, lo stesso Parrini, insieme al mio amico Luigi Arnaldo Vassallo, direttore del Capitan Fracassa, aveva assistito me sul terreno, nella medesima qualità di testimone, in un duello pure alla sciabola, a gravissime condizioni, nel quale rimasi ferito».

Avanti di recarsi dal De Witt, all’Hôtel Cavour, i rappresentanti del Parrini gli chiesero: