Pagina:I Duelli Mortali Del Secolo XIX, Battistelli, 1899.djvu/36

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— E perchè oltraggiare un servitore fedele del Re?

Dufaï, il terribile Dufaï, smontato, vinto da tanta urbanità di modi e serietà di parola, stende la mano al giovane Raoul.

— Lasciamola lì: ho commesso una sbadataggine dirigendomi a voi, che non siete venuto qui per attaccar briga, come ho fatto io.

— È vero; io non sono venuto qui in cerca di questioni: ma, dopo tutto, ho trovato quello che non cercavo; e non ho alcuna volontà di lasciarmelo scappare.

— Eh?!... fa il colonnello, meravigliato.

— Già, signore. Voglio battermi con voi; non perchè m’avete pestato un piede e spinto col gomito; ma perchè vi siete attaccato alla coccarda, che mi onoro di portare.

— Vi fate onore di ben poca cosa, caro il mio ragazzo!

— L’insulto ha un limite, che un gentiluomo non deve mai oltrepassare.

— Ah, ma non poso mica da gentiluomo, io? Mi chiamo semplicemente, borghesemente, il colonnello Dufaï.... E voi?

— Raoul X....

Niente, proprio niente tradì l’emozione interna dell’ufficiale nello apprendere il nome del suo avversario, il colonnello Dufaï, il più terribile spadaccino, il peggior attaccabrighe, se non la peggior canaglia dell’epoca.

— Qual’è la vostra arma, signor Raoul?

— Quella che vi piacerà, colonnello; spada, sciabola o pistola.

— Oilà! siete egualmente destro, forte, in tutte queste armi?

— «Forte» non è la parola; sibbene egualmente debole, perchè non le ho maneggiate mai.

— Perdiana! Ma cosa avete fatto durante la vostra gioventù?

— Non è ancor passata la mia gioventù, colonnello: non ho ancora diciott’anni....

— Ma allora, non parliamo più di niente. Io non posso battermi con un fanciullo!

— Sì; ma la natura mi ha dato tanta vigoria da essere più forte di voi.