Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/203

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132 I Nibelunghi

E cuspidato un giavellotto, quale
300In ogni tempo ella scagliar solea,
Immane e forte, sposso ed ampio. In guisa
Orrenda inver con la sua punta acuta
Squarci inferìa l’arma tremenda. Intanto
Udrete voi del pondo di quest’arma
305Cose narrar meravigliose. In essa
Ben quattro masse in fulgido metallo
Furon battute, e la recarno a stento
Tre de’ valletti di Brünhilde. Allora
Grave cura ad averne incominciava
310Gunthero illustre, onde in suo cor:
                                                    Deh! questo
Che mai sarà? pensò. Come, deh! come
Di qui scampar, ben che d’inferno uscito,
Il diavolo potria? Che s’io ritorno
315Di Borgogna nel suol con la mia vita,
Lunga stagione assai dovrà costei
Libera andar dall’amor mio! — Quel prode
Dancwarto allora, d’Hàgene fratello,
Cosi parlò: Mi tocca un pentimento
320Del cor per questo mio vïaggio in corte.