Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/208

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I Nibelunghi 137

Al fiero colpo gli uomini gagliardi,
E morti elli sarìan, se ivi mancata
415Fosse la cappa di Sifrido. Il sangue
Dalla bocca del prode usciva in copia;
Ma tosto ei rilevossi. Il valoroso
Il lanciotto afferrò che attraversando
L’ampio pavese già scagliò la donna,
420E la man di Sifrido inclito e forte
L’arma le rese. Ma pensava in pria:
Non vo’ ferir la bella giovinetta!
     Così la punta del lanciotto immane
Egli a dietro rivolse, e sol con l’asta
425L’usbergo a lei colpì. Sotto a quel colpo
Della man poderosa, alto di lei
L’armi guerresche risuonâr. Schiantaro
Vive scintille dagli anelli, come
Se vento là soffiasse, e forte invero
430Mandò quel colpo di Sigmundo il figlio,
Nè quella già potè l’impeto fiero,
Con sua fermezza, sostenerne. Tanto
Fatto mai non avrìa prence Gunthero!
     Ma rilevossi rapida la bella

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