Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/416

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I Nibelunghi 345

Abbandonar? Ma d’anima benigna
Vêr chi ciò mi facea, non sarò mai!
     75Gislhero incominciò, l’uom sì avvenente,
A supplicar, per ch’ella disse: Il prence,
Io sì, saluterò. — Com’ella disse,
Dinanzi a lei co’ suoi miglior congiunti
Fu visto il re. Ma non osò dinanzi
80Hàgene andare a lei. Come sapea
La colpa sua, dolor le avrìa cotesto
Recato inver. Poi ch’ella volse allora
Lasciar suo cruccio contro a re Gunthero,
Miglior consiglio ciò sarìa che lei
85Hàgen baciasse; e quando angoscia tanta
Non le venisse d’Hàgen per la frode,
Andarne egli potea senza sgomento
Là, di Kriemhilde nel cospetto. Mai
Conciliazion per lagrime cotante
90Non si fe’ tra congiunti. Anche le fea
Grave doglia il suo danno; eppur, con tutti,
Tolto un sol d’essi, ella fe’ pace. Niuno,
Se Hàgen nol fea, potea Sifrido uccidere.
     Lunga d’assai non fu stagione, e allora

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