Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, I.djvu/421

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350 I Nibelunghi

Stornar potrei quant’ella fa? Con molto
Stento, davvero! ebb’io ch’ella mi fosse
Ancor di tanto amica, e non è d’uopo
Rattristarci però, s’ella spartisce
375L’argento suo con l’or. — Ma l’uomo accorto,
Hàgene disse al re, sì gran tesoro
Lasciar non debbe in potestà di donna,
Ella, co’ doni suoi, fino a tal giorno
Ci menerà, che di Borgogna i prodi
380Assai di ciò si pentiranno. — Disse
Re Gunthero: Io giurai un giuramento
Per ch’io mai non le rechi alcuna doglia
Ne’ di venturi, e ciò vogl’io d’assai
Osservar di mia fede. Ella è pur sempre
385La mia sorella. — Oh! ma di ciò colpevole
Me, me lasciate, Hàgene disse, e solo!
     Così ne andâr di alcuni1 fra costoro

  1. Di alcuni (nel testo: sumelîcher) è ironico, per dir di tutti, compreso lo stesso Gunthero che violò il giuramento. Il Laveleye non ha inteso bene.