Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/21

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380 I Nibelunghi

Io sì davver concederò, chè mia
Sirocchia ell’è. Se ad onor suo cotesto
355Esser potrà, noi sì ’l dobbiam curare.
     Ma disse Hàgen allor: Questo sermone
Abbandonate. Che se aveste voi,
Quale io l’ho ancor, d’Etzel contezza,
                                                           quando
360Ella dovesse, come a dir qui ascolto,
Prenderlo a sposo, grave cura a voi,
Di tutte prima, incoglierebbe. — Disse
Gunthero allor: Deh! perchè mai? Cotesto
Io ben posso evitar, perch’io giammai
365Tanto a lui m’avvicini onde alcun atto
D’odio soffrir mi debba, anche se sposa
Essa di lui sarà. — Cotesto io mai
Consigliar non vorrò, Hàgen dicea.
     Per Gemòt e Gislhèr gente invïavasi
370Per ch’elli anche venissero, se mai
Ad ambo i prodi ciò parea ben fatto
Che prendesse Kriemhilde il nobil sire
E valoroso. Contraddisse ancora
Hàgen, degli altri non un solo, e intanto,