Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/256

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I Nibelunghi 615

     Io tenterò cotesto, ove a me dato
Sia di porgervi aiti; e sì mi penso
Che in ben lunga stagione unqua non vidi
210Eletti cavalieri in sì rabbiosa
Guisa crucciati. E veggo a lor dagli elmi
Sangue spicciar, de’ ferri sotto ai colpi.
     Con forza allora incominciò l’eletto
Cavaliere a gridar; la voce sua
215Alta suonava come di bisonte
Corno guerriero, ed ampiamente quello
Regal palagio, a tal vigor di lui,
Echeggiavane intorno. Era la forza
Di re Dietrico di là da misura
220Possente e grande. Ma poichè costui
Udì gridar nell’accanita pugna
Prence Gunthero, a porgervi la mente
Ei cominciò ascoltando. Ora è venuta
Alle mie orecchie voce di Dietrico,
225Ei disse. E credo che qualcun de’ suoi
Rapito gli hanno i prodi nostri. Il veggo
Starsi appo il desco, e con la mano accenna.
Deh! voi congiunti miei, voi tutti amici