Pagina:I Nibelunghi, Hoepli, 1889, II.djvu/273

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632 I Nibelunghi

Allora si levò. Di man con forza
Egli appuntâr per i compatti scudi
60L’aste ai fulgidi arnesi, e ne schiantaro
Alti i tronconi assai. Brandîr le spade
I due prodi gagliardi, inferociti.
     Vigor d’Hàgene ardito era assai grande,
E di tal foggia Iringo egli colpìa,
65Che tutta ne suonò la casa intorno.
Echeggiavano forte a’ colpi suoi
Palagio e torri, ma la voglia sua
Iringo battaglier non fe’ compiuta.
     Iringo star lasciò senza ferite
70Hàgene e venne al suonator di giga.
Ei si credea che di gagliardi colpi
Potrìa domarlo, ma sapea l’uom prode
Da ciò bene schermirsi. Il menestrello
Tal colpo gli sferrò, che via le borchie
75Gli schiantâr dallo scudo, a quel vigore
Della man di Volkero, onde costui
Egli lasciò non tocco. Era davvero
Iringo un tristo, e corse egli a Gunthero
Di quelli di Borgogna. Erano forti