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122 I Vicerè

campagne, dei prezzi delle derrate, dei pericoli del colera; il duca discuteva della guerra d’Oriente; e solamente un estraneo, don Mariano, diceva tratto tratto:

― E Raimondo?... Non si vede più!... Che gli è successo?

Allora, come per virtù dell’eco, quella domanda si ripercoteva nel pensiero di lei: «Non si vede più!... Che gli è successo?...» Perchè mai tardava tanto? Perchè la lasciava sola tra quegli estranei indifferenti ed ostili?

― I Russi resistono ancora.... un osso duro da rodere.... Napoleone ne seppe qualcosa....

Di nuovo assorta in pensieri più gravi e molesti, ella udiva brani di frasi, parole di cui non afferrava il senso. Da quanto tempo la lasciava sola, Raimondo! Da quanto, da quanto!... Ella rammentava assiduamente la prima pena che egli le aveva inflitta, tanto tempo addietro. Buono con lei nei primi tempi del matrimonio, durante il viaggio di nozze e il soggiorno di Catania, appena giunto a Milazzo dove erano andati per affari, per vedere il padre e la sorella di lei, egli aveva dichiarato di non aver preso moglie per vivere in quella bicocca, per incappare nella tutela del suocero dopo essere uscito da quella della madre.... Certo, ella non credeva che la vita nella sua cittadella natale potesse allettarlo molto; certo, lo avrebbe seguito dovunque gli sarebbe piaciuto condurla; nondimeno quel brusco giudizio intorno a cose e persone care al cuor suo le aveva procurato un senso d’angustia indimenticabile. Egli voleva lasciare per sempre la Sicilia, andarsene a vivere a Firenze; nè la contraria volontà della madre gli era d’ostacolo; alla moglie, che per non discostarsi troppo dai suoi glie la rammentava esortandolo ad obbedirla, rispondeva bruscamente: «Lasciami fare a modo mio.» Ed ella, sì, aveva riconosciuto le sue ragioni. La Sicilia, la Toscana, qualunque parte del mondo dove sarebbero stati insieme felici, non doveva esser tutt’uno per lei? Il dispotico divieto della suocera poteva avere maggior peso per lei del desiderio del marito? E quel desiderio non era forse