Pagina:I Vicerè.djvu/136

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
134 I Vicerè

ranno quistioni.... A proposito, — esclamò, giunto sull’uscio e voltandosi indietro. — che cosa è l’affare della badìa?

— Qual affare?... — rispose il principe, stupito.

— Il legato delle messe.... Le mille onze che non vuoi dare ad Angiolina....

— Le mille onze? Io non voglio darle?... — esclamò allora Giacomo. — Ma non vede Vostra Eccellenza come sono tutti d’una razza, falsi e bugiardi? Io non le voglio dare? mentre invece il legato di nostra madre è nullo, perchè importa l’istituzione d’un beneficio, e le istituzioni di benefizio non reggono quando manca l’approvazione sovrana?...


Nella Sala Gialla don Blasco rodevasi le unghie, sapendo quella bestia del fratello in confabulazione col nipote e non potendo udire i loro discorsi. Dalla contrarietà, stronfiava, spasseggiava in lungo e in largo, non udiva neppure quel che dicevano intorno a lui.

Era arrivata la cugina Graziella, la quale cicalava con la principessa, con Lucrezia e con donna Ferdinanda; meno con Matilde, per mostrar di partecipare ai sentimenti degli Uzeda verso l’intrusa. Aveva creduto di poter entrare anche lei in casa Francalanza, la cugina; di prendersi anzi il primo posto, come moglie del principe Giacomo, ma l’opposizione della zia Teresa aveva trionfato di lei e del giovane. Invece che principessa, s’era chiamata semplicemente signora Carvano; ma quantunque il cugino, presa la moglie che la madre gli destinava, si fosse posto il cuore in pace e paresse perfino aver dimenticato che fra loro due c’erano state un tempo parole tènere, ella aveva continuato a fare all’amore, se non con lui, con la sua casa. C’era venuta assiduamente, aveva stretto amicizia con la principessa Margherita e indotto il marito a fare anche lui la corte agli Uzeda, e tenuto a battesimo Teresina e dimostrato in ogni modo e in tutte le occasioni che le antiche fal-