Pagina:I Vicerè.djvu/15

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I Vicerè 13

un piede, levò la testa con aria di stupore, quasi non comprendendo. Ma, come udivasi un frastuono di carrozze che entravano nel cortile, don Mariano e don Giacomo tornarono ad esclamare, a due:

― Che sciagura irreparabile!

Arrivavano la marchesa Chiara col marito e la cugina Graziella:

― Lucrezia, la mamma!... Sorella!... Cugina!...

Subito dopo entrò la zia Ferdinanda, a cui le donne baciarono le mani, mormorando:

― Eccellenza!... Ha sentito?...

La zitellona, asciutta asciutta, scrollava il capo; Chiara abbracciava Lucrezia piangendo; il marchese salutava mestamente i lavapiatti; ma la più commossa era donna Graziella:

― Non mi par vero!... Non volevo crederci!... Che si muore così?... E il povero Giacomo? Dice che è corso subito lassù?... Povero cugino!... Se almeno avesse potuto arrivare a chiuderle gli occhi!... Che dolore, non aver tempo di rivederla!... ― Udendo Chiara singhiozzare in seno alla sorella Lucrezia, esclamò: ― Hai ragione, sfógati, poveretta! Mamma ce n’è una sola!...

Ella pareva tanto addolorata della disgrazia dei cugini da dimenticare perfino che la morta era sorella della sua propria madre. Si profferiva alla principessa; le diceva, traendola in disparte:

― Hai bisogno di nulla?... Vuoi che ti dia una mano?... Come sta la mia figlioccia?... Che ha lasciato detto il cugino?...

― Non so... Ha ordinato a Baldassarre il da fare...

Baldassarre, infatti, andava su e giù, mandando ancora messi, ricevendo quelli che tornavano dall’aver eseguito le ambasciate. Tutti i parenti, oramai, erano avvertiti: soltanto il famiglio mandato ai Benedettini veniva a dire che Padre don Lodovico stava per arrivare, ma che Padre don Blasco non era nel convento.

― Va’ dalla Sigaraia... a quest’ora sarà da lei... Corri, digli che è morta sua cognata...