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I Vicerè 15

L’arrivo di un’altra carrozza fece infatti supporre che venisse qualcuno dal Belvedere. Era invece la duchessa Radalì. Poichè ella aveva il marito impazzato e non faceva visite a nessuno, il suo pronto accorrere intenerì più che mai la cugina, che la chiamava zia, quantunque non ci fosse parentela tra loro; ma il ritorno di donna Vincenza da S. Placido segnò il colmo della commozione. La cameriera non trovava parole per esprimere il dolore della monaca, giungeva le mani dalla pietà:

― Figlia mia! povera figlia!... Come una pazza, fa come una pazza!... E chiama: «Sorelle mie! Sorelle mie!...»

Lucrezia piangeva anch’ella, adesso; Chiara disse tra i singhiozzi:

― Io vado alla badia...

― Vostra Eccellenza farà un’opera santa... Anche la Madre Badessa piangeva: «Povera principessa!... Degna serva di Dio!»

La cugina s’offerse d’accompagnarla; ma poi, visto che la principessa non sapeva dove dar del capo:

― Resto piuttosto ad aiutar Margherita ― disse a Chiara; e questa s’alzò, mentre le raccomandavano: ― Baciala per me... e per me... Dille che domani andrò a trovarla... ― E don Giacomo chiamava: ― Marchese, marchese!... accompagnate vostra moglie...

In mezzo alla confusione, mentre la marchesa andava via col marito, spuntò finalmente don Blasco, col faccione sudato che luceva e il tricorno in capo. Entrò senza salutar nessuno, esclamando:

― L’avevo detto, eh?... Doveva finire così!...

Non gli risposero. Il Priore, anzi, chinò gli occhi a terra quasi cercando qualcosa; donna Ferdinanda, per suo conto, pareva non essersi neppure accorta dell’arrivo del fratello. Il monaco si mise a passeggiare da un capo all’altro della sala, asciugandosi il sudore del collo e continuando a parlar solo:

― Che testa!... Che testa!... Fino all’ultimo!... Andare a crepare in mano di quell’imbroglione!... Io l’avevo