Pagina:I Vicerè.djvu/223

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

I Vicerè 221

marzo del ’58.... Sono tre anni, sì o no? Vuoi saper altro?

— Perchè mi parli così? Che t’ho detto di male?

— Nulla! Nulla! Nulla! Soltanto, ti pare che sia un bel gusto sentirsi rotto il capo ad ogni poco con questi sospetti continui?

— No, no; non lo farò più.... non ti dirò più niente....

Egli sarebbe stato capace di porre in atto la sua minaccia, di abbandonarla, di abbandonar le sue figlie!... Per questo gli nascondeva il proprio dolore, vedendolo continuare peggio di prima, come se ogni rimostranza fosse stata invece un incitamento. Adesso dicevasi che anche Fersa aveva finalmente dato ascolto alla madre, aprendo gli occhi, facendo capire al conte che quelle assiduità non gli piacevano; e infatti non conduceva più sua moglie dagli Uzeda, nè si vedeva più Raimondo avvicinare donna Isabella in pubblico; viceversa egli seguiva la carrozza dei Fersa con la propria da per tutto, quasi inseguendoli; e in chiesa, al teatro, le si piantava dirimpetto, senza più lasciarla con gli occhi.

Un giorno la cugina Graziella, venuta al palazzo a chieder del principe, si chiuse con lui per dirgli:

— Cugino, debbo tenervi un discorso molto grave.... — da molti anni, da quando Giacomo aveva preso moglie, si davano del voi. — — Donna Mara Fersa mi ha fatto parlare da un’amica.... per questa storia di Raimondo!

— Quale storia? — domandò il principe, quasi non comprendendo.

— Non sapete quel che si dice?... Raimondo s’è messo in testa d’inquietare donna Isabella.... e se ne accorge ognuno, per dire il fatto della verità....

— Io non mi sono accorto di niente.

— Non importa, cugino; ve lo dico io!... Ed è una cosa che non sta bene e che mi dispiace.... Un tempo, s’incontravano spesso in casa mia, ed io li ricevevo a braccia aperte. Potevo sospettar niente di male? Altrimenti non mi sarei prestata ad una cosa simile! Rai-