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258 I Vicerè


Allora la cugina sfilò la corona:

— Me l’ha detto mio marito, iersera: certo e sicuro com’è certo che siamo qui! La domanda è stata fatta da don Lorenzo, amichevolmente. Il duca vuol esser deputato, e il giovanotto sostiene la sua elezione scrivendo nell’Italia risorta, e discorrendo ogni sera al Circolo Nazionale in favore di lui, perchè ha già preso la laurea d’avvocato. Quelli della Nazione Italiana gli oppongono l’avvocato Bernardelli, perchè è stato in galera; non par vero, a che siamo ridotti!... Ma Giulente si batte come un leone.... pel futuro zio.... mi capite?... Lucrezia non entra nei panni, dalla contentezza; però gli zii don Blasco, donna Ferdinanda e don Eugenio le daranno da fare.... e il cugino Giacomo anche.... Un Giulente sposare un’Uzeda? Ci voleva la rivoluzione, il mondo sottosopra, perchè si vedesse una cosa simile! Lo zio duca, mi dispiace, ha perduta la testa, dacchè s’è messo nella politica; hanno ragione i suoi fratelli!... Voi che cosa ne dite?

Chiara continuava a maneggiare la bella roba, bianca, fine e odorosa, del nascituro; e il marchese, temendo che quei movimenti, a lungo andare, potessero affaticarla, le disse:

— Basta, adesso.... lascia fare a me.... Che cosa ne dico, cugina? Non dico niente: sono cose che non mi riguardano. Mio cognato è padrone di dare sua sorella a chi gli piace.... Io non mi mescolo degli affari altrui.

— Se Lucrezia lo vuole, — rincarò Chiara, — se lo prenda! In fin dei conti, dobbiamo sposarlo noi? — domandò ridendo a Federico.

— Sicuro!... Io, cara cugina, sapete se ho sempre rispettato la famiglia di mia moglie. Se essi dicono di sì, e Lucrezia è contenta! Per conto mio, ringrazio il Signore che finalmente mi sta concedendo una gran consolazione; del resto, facciano quel che vogliono....

E la cugina restò con tanto di naso, avendo fatto assegnamento sopra uno scoppio d’indignazione; ma,