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I Vicerè 259

torta la bocca quasi per inghiottire un boccone amaro, esclamò:

— Certamente! Sono cose che riguardano la sua coscienza!... E anche Lucrezia! Contenta lei!... È quel che dico anch’io!...

Da quei due non c’era da cavar nient’altro, fuori del mondo com’erano per via della nascita del figliuolo ormai prossima: la cugina, che per trascorrer di tempo non dimenticava di mostrare il suo interesse per gli Uzeda, corse difilato in casa del principe. Sul portone, una comitiva di dieci o dodici individui, fra i quali c’erano i due Giulente, zio e nipote, cercavano del duca. Ella si fermò, sorridendo a don Lorenzo e a Benedetto, facendo loro segno con la mano per chiamarli.

— Che fate, in tanti rivoluzionarii? Volete dar fuoco al palazzo?

— Veniamo ad offrire la candidatura al signor duca — rispose don Lorenzo, — in nome delle società patriottiche.

— Bravo! Mi rallegro della scelta!...

E la commissione stava per salire dal grande scalone quando Baldassarre, spuntato dal secondo cortile, e fatta strada a donna Graziella, avvertì: — Nossignori!... Favoriscano da questa parte....

Il principe, infatti, approvando il liberalismo dello zio e godendo dei vantaggi della sua popolarità, non aveva potuto permettere che tutti gli scalzacani dai quali era circondato entrassero nel nobile quartiere delle Sale Rossa e Gialla: aveva quindi destinato due stanze dell’amministrazione, a destra dell’entrata, perchè il duca vi ricevesse anche i lustrastivali, se così gli era a grado. Mentre i delegati giravano dunque dalla parte delle stalle, donna Graziella saliva pomposamente il sontuoso scalone ed era introdotta presso la principessa. Il principe, in compagnia della moglie, gridava qualche cosa, quando, all’apparir della cugina, tacque subitamente.

— Non sapete che ci sono visite? — disse costei, entrando. — La commissione delle società.... per offrire