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I Vicerè 265

dei cittadini, giustamente gelosi del bene pubblico, debbano concentrarsi sul nome dell’illustre Patrizio!

La gran maggioranza del collegio era per lui e nel coro degli adepti le voci discordi rimanevano soffocate. I più infervorati erano i popolani, gli operai, la Guardia nazionale, la gente spicciola che non godeva del voto, ma trascinava con sè i votanti. Se qualcuno tentava addurre argomenti contro quella candidatura, era subito ridotto al silenzio. Gli Uzeda erano tutti borbonici fin sopra i capelli? Tanto maggior merito da parte del duca nell’aver abbracciato a dispetto della parentela la fede liberale! Al Quarantotto egli non avea preso un partito? Ma non avea tradito, come tant’altri!... Però quelle voci parevano ridotte al silenzio, e risorgevano a un tratto più insistenti. Fin dall’estate, fin da quando i Napoletani erano andati via, di tanto in tanto si trovavano attaccati alle cantonate o circolavano pei caffè e le farmacie certi fogli anonimi dove si leggevano brutte notizie, giudizii inquietanti, oscure minacce; questa roba era divenuta più rara, ma adesso ricominciava a circolare e conteneva, oltre che funesti pronostici sull’avvenire della rivoluzione, allusioni maligne contro le persone più in veduta, e specialmente contro il duca. Erano poche parole, in forma dubitativa o interrogativa, ma trovavasi sempre qualcuno che le spiegava. Che cosa aveva fatto il Patriotta nella giornata del 31 maggio? S’era nascosto a San Nicola, diceva il commento. E il cannocchiale del Quarantotto? Quello col quale s’era goduto l’attacco e l’incendio, attorniato dai soldati di Ferdinando II! E le visite all’Intendente? Per trovarsi dalla parte del manico, se alla rivoluzione toccavano colpi di granata....

Il duca, a cui i Giulente avevano tenuti nascosti quegli attacchi, ordinando perfino alle guardie nazionali di non presentare al maggiore quei manifesti quando li spiccicavano dai muri, cominciò a chiederne notizie, insistette per leggerli. Impallidì un poco vedendo il suo nome, percorrendo rapidamente le frasi in cui si parlava di lui; ma non disse nulla.